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Orme di luna

Non capisco bene i tuoi pensieri,

mi sono ignote le tue emozioni.

Posso solo seguirti,

sperando di camminare al tuo fianco,

ma per il momento sono lontano.

Non so se tu mi eviti,

forse ho paura ad avvicinarmi.

Se vedessi ancora le tue orme,

non so nemmeno se le seguirei.

Ancora mi spaventa lasciare il mio bozzolo,

ma mi sforzerò di provare

ad andare lontano,

sperando di rivederti

e trovando conforto

nel ricordarmi il tuo sorriso,

che io sia alla luce del sole

o al chiaro di luna.

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Gli occhi dello specchio (poesia)

Io sono qui

davanti a te,

ma perché non mi parli?

Siamo uguali, ci fissiamo l’un l’altro,

non vuoi starmi accanto,

preferisce rimanere dall’altra parte

e osservare tutto quello che dico,

tutto quello che faccio.

Vuoi avere l’ultima parola,

anche se non parli;

mi giudichi in silenzio,

anche se mi sei vicino;

se proprio lì davanti a me,

ma ti vuoi allontanare.

Vorrei toccarti,

ma qualcosa mi blocca.

La mia mano non tocca la tua,

l’indice non si congiunge col tuo.

Ci scambiamo brevi sguardi

e ci fissiamo a lungo,

vediamo in noi ogni difetto,

ferita, deformità,

e ci scrutiamo negli occhi

stanchi e arrossati,

nelle labbra secche

e nei muscoli flaccidi.

Forse non mi risponde del tutto,

mi nascondi ancora qualcosa,

oppure sono io a nasconderti

quello che non ricalchi di me.

Non sei una copia mal fatta,

né un’immagine deformata del mio essere.

Sei l’immagine imperfetta di un corpo

Sempre in bilico tra la bellezza

assoluta e impossibile,

e quella ideale,

raggiunta con grandi sforzi.

Non sei lo specchio delle mie brame,

sei solo il riflesso di quello che sono

e non di quello che vorrei diventare.

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Meglio commettere errori/Better Make Mistakes

Sono molto bravo

a commettere errori,

tanto che più ne faccio

più imparo.

A questo punto

non so nemmeno

se esista un rimedio.

Allora perché

dovrei stendere un velo pietoso?

Qualcuno ha detto

“Ho imparato così tanto dai miei errori,

che penso di farne degli altri”.

Beh, non potrei essere più d’accordo.

I’m very good

at making mistakes,

so the more I make

the more I learn.

I don’t even know

if there’s a cure.

So why should I

draw a veil?

Someone said

“I’ve learned so much from my mistakes…

I’m thinking of making a few more”.

Well,

I couldn’t agree anymore.

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Come un fuoco in prigione

Vorrei essere come Sigfrido:

gettarmi nel fuoco

per liberare Brunilde

dalla sua prigione.

Invece, sono un fuoco spento,

che non divampa;

e io non riesco,

non riesco a essere completo,

veramente me stesso.

Sono uno spirito

incapace di amare

e vivere appieno:

rimango una minuscola fiammella

su una candela quasi dissolta.

Ho bisogno di più tempo

per imparare, e imparare ancora,

a liberare quel fuoco rinchiuso nella mia prigione.

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Alcova

In questo letto

così tiepido,

poco confortevole,

vorrei averti vicino

per condividere qualche ora di sonno.

Non ti chiedo alcuna intimità

nemmeno baci o carezze,

ma solo la tua presenza.

Vorrei osservarti respirare,

ascoltarti parlare nel sonno,

sapere cosa stai sognando.

Anche se non avessi su di me

il calore del tuo corpo,

mi basterebbero le tue sensazioni,

i tuoi pensieri,

i tuoi sussulti.

Forse chiedo troppo,

ma quello che vorrei

è dividere questo rifugio con te

anche se non sarà mai un’alcova.

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Will Hunting, Gus Van Sant (Good Will Hunting, 1997)

“Avrai dei momenti difficili ma ti faranno apprezzare le cose belle alle quali non prestavi attenzione”

Locandina del film. Fonte: moviepostershop.com

Il coraggio di affrontare la propria vita, assaporandone le gioie e subendone i dolori, anche a costo di soffrire parecchio piuttosto che avere dei rimpianti: ecco qual’ è il messaggio del film.

Uno psicologo vedovo, Sean McGuire (Robin Williams), esprime questo stesso messaggio al suo paziente, unico nel suo genere, Will Hunting (Matt Damon), un ragazzo dotato di un grande intelletto soprattutto nella matematica nonché dal complicato carattere. Will, tra risse in strada, libri a tonnellate, uscite con il suo gruppo di amici tra cui Chuckie, il suo migliore amico (Ben Affleck), e problemi di matematica da risolvere, è costretto alla fine a vedere, appunto, lo stesso Sean per diverse sedute. I due hanno caratteri diversi, ma una stessa infanzia, vissuta tra abusi e maltrattamenti perpetrati dai loro padri.

Cosa può spingere finalmente una persona a mettersi in gioco? È un quesito che ci pone il regista attraverso la scena del parco, dove viene rivelata l’avventurosa, romantica e drammatica esistenza di Sean, ed il discorso dello psicologo di non essere rammaricato rivolto ad un arrogante, pauroso ed immaturo adolescente Will, che faticherà a capire come vivere degnamente la sua vita ed a mettersi in gioco come nella scelta di un lavoro e nel rapporto amoroso con una ragazza, Skylar (Minnie Driver), conosciuta dopo una rissa. Il film ci insegna a rischiare, a giocare le proprie carte, ma soprattutto a non avere alcun rimpianto. E Sean è la prova tangibile di una vita vissuta a pieno.

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Ouroboros

Un serpente scappa, un altro lo insegue;
ogni volta che una vita si spegne,
c’è un’altra che nasce.
Si creano nuovi mondi popolati
mentre si inaridiscono quelli antichi e deserti.

Un serpente scappa, un altro lo insegue;
laddove viene versato il sangue,
da un’altra parte tante vite vengono risparmiate.
mentre scoppiano conflitti tra i popoli
nasce la pace tra diverse dinastie.

Un serpente scappa, un altro lo insegue;
mentre un mondo viene salvato dall’uomo,
ce n’è un altro minacciato dalla sua presenza.
Dove i cataclismi puniscono l’uomo
egli cerca di redimersi, salvando la natura.

Un serpente scappa, un altro lo insegue;
mentre una civiltà sta per scomparire,
ecco un’altra pronta a rinascere.
Il progresso avanza prosperoso
sulle ceneri di una passata decadenza.

Un serpente scappa, un altro lo insegue; che sia il contrario?
Cambia il verso, ma forse non cambia il finale.
Cambia il movimento, forse una nuova storia si ripete.

Liberamente ispirato all’amuleto Auryn dal romanzo “La storia infinita” di Michael Ende e dall’omonima trasposizione cinematografica di Wolfgang Petersen (1984)

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Ricerca dell’anima gemella

Io ti cerco, non ti trovo
Tu mi cerchi, non mi trovi;
È un eterno nascondino:
ci inseguiamo, ci allontaniamo,
ci avviciniamo sempre di più
e scappiamo di nuovo.
Prendiamo strade diverse:
ci incrociamo di nuovo, tutto si ripete all’infinito.
Uno di noi ha paura, abbiamo entrambi paura;
ci desideriamo, ma non vogliamo perdere il controllo di tutto;
vogliamo dei cambiamenti, ma ci spaventano le novità;
stiamo fermi oppure corriamo, viaggiamo oppure facciamo i sedentari.
Quando ci troveremo di fronte, non sapremo neanche chi stiamo cercando;
ma saremo degni di essere desiderati e di desiderare?

Maschera di emozioni

Maschera:

muro impenetrabile.

Nessuno scopre il tuo sguardo,

ridi a squarciagola

mentre una lacrima solca il viso:

piangi con un sorriso.

Sensazioni trascurate

di un cuore freddo

in mondo infestato

da mille voci,

che rimbombano la mente.

Dell’anima

quegli occhi

rivelano un riflesso nascosto:

lì, proprio lì,

c’è l’umanità

ancora sopravvissuta

che cerca di superare confini

per sfogare emozioni intense.

Vieni come sei (Come As You Are)

Vieni come sembri, come sembravi,

unico spiraglio di luce

nel mio oscuro, cuore cupo.

Vieni come fai, come facevi,

quel fuoco si scalda troppo

fino a bruciarmi le vene.

Vieni come ti piace, come ti piaceva,

sei una dolce e letale illusione

che riempie il mio petto squarciato.

Vieni come vuoi, come volevi,

cambi il mio mondo 

ma io a malapena scuoto la tua anima.

Vieni come sei, come eri,

la rinfrescante pioggia

per me, l’uomo assetato.

Eri il meglio e il peggio,

così sei la speranza e il pericolo.

Liberamente ispirata alla canzone “Come as you are” dei Nirvana

Labbra sempreverdi

Pelle olivastra come sabbia bagnata dal mare e occhi verdi, che ricordavano  le sconfinate praterie irlandesi allietate dal vento. Si chiamava Flora e aveva circa vent’anni.

Alcuni dicevano che fosse di origine spagnola, altri egiziana o, addirittura, magrebina. 

Flora amava la natura. Difatti, aveva l’abitudine di passeggiare per i sentieri di montagna, soprattutto per osservare qualsiasi pianta e disegnarla sul suo quaderno. Faceva così interi album di ritratti realizzati a matita di piante, alberi, radici, perfino del polline e dei fili d’erba.

Spesso passava dal disegno alla pittura per dipingere sfondi di paesaggi naturali. Successivamente aveva cominciato a fare fotografie: sviluppava le foto scattate, le stampava e ci tappezzava le pareti della sua camera, perchè così le sembrava di essere immersa nella natura.

Ovviamente il suo colore preferito era il verde, ma non uno qualsiasi. Le piacevano tante sfumature di quel colore, ma soltanto poche erano rimaste impresse nella sua mente.

Per esempio, una di queste era il verde palude perchè lo scoprì la prima volta quando era piccola mentre guardava in tv “La storia infinita”, dove c’era una scena ambientata, per l’appunto, in una palude. Quella sfumatura rappresentava per lei la bellezza nascosta, così rara e racchiusa pure in luoghi angusti e pericolosi. Era una cosa che poteva essere percepita soltanto da persone con una spiccata sensibilità come la sua.

Una curiosità di Flora decisamente particolare era senza dubbio l’abitudine di mettersi un rossetto verde sulle labbra. Proprio così, quando doveva uscire con le amiche oppure con un ragazzo a volte sceglieva di mettersi questo rossetto per risaltare le sue labbra turgide. E scelse quel colore, ma non un semplice, banalissimo verde, bensì uno in particolare che molti dei suoi amici non riuscivano mai a indovinare quale fosse. Nessuno ci azzeccava, perchè tutti l’associavano a una tonalità oppure a un’altra. Probabilmente lo sapevano solo i suoi genitori, ma lei sperava di trovare una persona speciale e lo avrebbe capito soltanto se quel qualcuno avesse indovinato il colore esatto del suo rossetto, così misterioso, affascinante. Lo avrebbe capito nel momento in cui le sue labbra sempreverdi avrebbero incontrato quelle del suo uomo ideale, colui che le avrebbe rivelato il colore esatto. Quelle labbra non erano solo belle, anzi sembravano nascondere segreti e insidie proprio come una foresta incantata, un luogo incontaminato e inesplorato. Flora doveva portare pazienza e aspettare perchè ogni ragazza sa che il principe dei propri sogni si fa attendere ed è difficile da trovare. Prima o poi finalmente avrebbe incontrato il suo principe, ma non quello azzurro. Quello verde.  

Sòle

Sòle,

aspettative

nascono e muoiono costantemente.

Sòle,

vibrazioni di fiducia

scuotono la mente.

Sòle,

iniezioni di coraggio

elettrizzano la pelle.

Sòle,

forti,

da custodire,

seppur mutevoli,

volatili.

E tutto il resto,

che disturba il mio essere,

può attendere.

Orme di luna

Faccio fatica a capire i tuoi pensieri

e mi è ignoto il tuo modo di sentire emozioni.

Non posso fare altro che seguirti

nella speranza di camminare al tuo fianco,

ma per il momento sono lontano.

Non so se sei tu ad evitarmi

o se sono io ad aver paura di avvicinarmi;

forse posso ancora vedere le tue orme,

ma non so se le seguirò.

Non perché io non voglia,

anche se mi spaventa lasciare il mio bozzolo

e rischiare di farmi male,

ma perché ancora non ti capisco bene

così come mi è difficile

interpretare le tue orme.

Non ripercorrerò i tuoi stessi passi,

ma mi sforzerò di provare

ad andare lontano,

sperando di rivederti

e trovando conforto

nel ricordarmi il tuo sorriso,

che io sia alla luce del sole

o al chiaro di luna.

Pareidolìa

Non ho potuto fare a meno,

ho cercato di non farlo,

ma anch’io sono stato innamorato.

Ci  era voluto qualche viso angelico

per mandarmi in confusione.

Erano illusioni molto reali,

non tutti i sensi erano alterati,

ma il cuore e la mente erano fin troppo storditi.

Non importa che vi fossero lentiggini,

forse perché ricordavano fuochi d’artificio o supernove in fiamme.

Quando l’imperfezione fisica diventa un

Non importava quale fosse l’imperfezione,

il mio sguardo era stregato da quei volti.

Ancora mi chiedo

se mi fossi realmente innamorato

o se in me fosse nato solo qualcosa di strano,

forse più spontaneo e nocivo.